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Silenzio. Buio. Odore di umido. Dove ti trovi?

Ti tiri in piedi, ma il terreno non è d’accordo. Si muove, o forse è solo la tua testa. Cerchi un appoggio, allunghi una mano fino a incontrare… una corteccia? Cos’è questo posto? I tuoi occhi cominciano a scorgere qualche forma. Pali, grossi pali piantati nel terreno. No, alberi. Come quello su cui ancora appoggi la mano. Una foresta, che ci fai in una foresta?

Non avresti dovuto bere così tanto, ieri. Ma ieri… cos’hai fatto ieri? Cos’hai fatto due minuti fa? Te ne stavi davanti al computer, o alla fermata dell’autobus, o passeggiavi per strada con il telefono in mano. Avevi appena scansato quella cacca di cane, e ora…

Una luce, poco lontana. Si sta avvicinando, e si porta dietro un rumore di passi.

Qualcuno, finalmente. Potrai chiedergli dove sei, cosa ci fai qui.

La figura si fa più delineata, riesci a distinguerne il contorno. Ma non i dettagli, quelli sono nascosti sotto un cappuccio, sotto un mantello lungo fino ai piedi.

La lanterna che tiene in mano non fa abbastanza luce, e i tuoi occhi non sono ancora abituati a quella penombra. Il mantello si apre, e fai un passo indietro. Chissà cosa c’è lì sotto, come minimo un mostro pronto a sbranarti. E invece ne esce un semplice, normale braccio umano.

O almeno speri sia umano. È coperto per tutta la lunghezza, una manica a sbuffo e un guanto lucido, forse di pelle.

La figura ti fa cenno di seguirla. Ma tu non sei mica così folle. Che, vuoi seguire un coso che potrebbe essere un serial killer? Un fruscio, alle tue spalle. Un alito di vento caldo, porta un odore che ti ricorda un po’ troppo quello del secchio dell’umido di due estati fa, quando avevi cucinato il pesce. In piena estate. E non sono passati a ritirare la spazzatura.

Un rumore. Un ringhio? È basso, ancora lontano. Ma si sta avvicinando. La figura incappucciata ripete il gesto, e questa volta non ti interessa se possa essere un serial killer, un pazzo maniaco o un mostro affamato di carne umana. Almeno non ringhia.

Lo segui in silenzio, un po’ perché hai l’impressione che sia muto e non vuoi metterlo in imbarazzo, e un po’ perché hai paura di come potrebbe rispondere alle tue domande. Lo segui, e lui ti guida fino a un portone. Un portone in mezzo al nulla, senza manco un avanzo di muro crollato. Che ci fa lì? A che serve? Ci giri attorno un paio di volte, ma non capisci. Torni alla figura incappucciata, che sta lì, ferma, davanti a quell’inutile pezzo di legno.

«Sì, ehm», farfugli, «che dobbiamo fare?»

La figura alza la lanterna, l’avvicina al portone e solo allora lo noti: un cartello.

“Ingresso libero. Anzi, che ci fai ancora lì? Non hai paura del mangiacarnetritaossa?”

E, prima ancora di collegare il cervello, hai già la mano sulla maniglia.

Benvenuti nel mio regno.