Per fare un regno 1 (pt.1)

1 – La ventesima pagina (pt. 1)

Era una notte buia e tempestosa e Runegilde Therecastle avrebbe fatto di tutto piuttosto che studiare.
Ma non era colpa sua: il rompicapo di legno che le aveva dato Marthe era molto più interessante di qualsiasi libro. Se solo avesse trovato il modo di incastrare quei due pezzi…
Sopra, di lato, forse dal mezzo? Aveva provato per una buona mezz’ora, seduta sul letto alla luce delle candele, senza venirne a capo.
Eppure all’inizio le era sembrato così semplice… alla faccia.
«Basta! Ci rinuncio!» sbuffò e lanciò il gioco ai suoi piedi. Pezzi di legno si sparsero sul letto, come se non avesse nemmeno mai provato a unirli.
Li fulminò con lo sguardo, ma oramai era fatta. Il rompicapo era al punto di partenza, e di ricominciarlo non se ne parlava proprio.
A questo punto tanto valeva studiare… magari leggere… forse dare solo un’occhiatina? Il tomo che stava, ancora chiuso, sulla scrivania la guardava con un sorriso beffardo. Ce li aveva gli occhi per guardarla? E la bocca per sorridere? Non aveva importanza, Rune sapeva che, se avesse potuto, quel mattone l’avrebbe presa in giro.
Ma oramai si era decisa. Si diede lo slancio con le gambe e balzò in piedi.
Era ora. Era importante. Era utile. Era… noioso. Più noioso che farsi pettinare da Leonie, che magari nel frattempo l’ammorbava con balzane idee su come avrebbe potuto – e dovuto – apparire più carina e graziosa.
Beh, forse non così noioso.
Scosse la testa, afferrò una grossa candela dal comodino, l’accese con l’acciarino e si avviò verso la scrivania.
Tenne alta la luce con la sinistra e passò la mano destra sulla copertina di cuoio.
Amava la rugosità e le imperfezioni della pelle, era una cosa che aveva sempre apprezzato, sin da bambina.
Le piaceva così tanto, che per lei i libri sarebbero tutti dovuti rimanere chiusi. Ecco, sì. Da chiuso, quel librone era perfetto. E così sarebbe rimasto.
Fece un passo indietro. Sì, molto meglio così. Chiuso. Si voltò soddisfatta e i pezzi di legno sul suo letto l’attirarono ancora una volta. Magari se avesse provato a incastrare prima quel pezzo, e poi… ma una voce la fermò. Non una voce, il ricordo di essa. Di una frase in particolare. “Le prime venti pagine, Runegilde. Altrimenti niente lezione sugli esplosivi!” le aveva detto il suo tutore. Venti pagine. Come se fossero poche.
Sbuffò e sospirò. Non vedeva l’ora che sua madre tornasse dall’ultima missione. Quando studiava con lei c’era molta più pratica, molti più esperimenti con gli esplosivi, molti più pugnali lanciati e molto, molto più divertimento.
Il vecchio mezz’elfo, invece, giurava e spergiurava che la sua istruzione teorica era importante, molto più della pratica. Come se un libro avesse potuto permetterle di uccidere un nemico.
Sì, in effetti avrebbe potuto, a patto di prendere bene la mira.
Quando l’aveva detto al suo tutore, lui era scoppiato a ridere. E le aveva fatto un lungo e noioso discorso su penne e spade, tutto solo per dire che ci sono altre armi, più sottili e nascoste.
Un’ora e mezza solo per ricordare a Rune che una boccetta di inchiostro avvelenato avrebbe fatto molte più vittime. O almeno questo era quello che Rune aveva capito, perché il tutore di inchiostro o di veleno non aveva nemmeno fatto cenno.
«Bah, è inutile rimuginare», borbottò la ragazza, «Questa roba non si leggerà da sola.»
Strisciò i piedi fino alla scrivania, sospirò e si sedette sulla scranna. Afferrò il tomo, lo tenne tra le mani per un attimo, scosse la testa e si appoggiò allo schienale.
Accarezzò ancora una volta la copertina prima di decidersi ad andare oltre. Una pagina vuota, una con il titolo, una con… un timbro? “Proprietà della Biblioteca Therecastle – Midland”. Il libro non era del tutore, quindi. No, certo che non era suo. Quale matto spenderebbe dei soldi per un mattone simile?
Sfogliò ancora. L’indice, l’introduzione… Avrebbe dovuto leggerla? Ma no, le numerazione delle pagine non era ancora iniziata.
Il primo capirolo sarebbe stato sufficiente.
Il primo, noiosissimo capitolo: “Le origini”
«Dinastie… Guerre… Bla bla bla… Lotte intestinali… no intestine. Bah, sarebbe stato meglio intestinali», sbuffò. «E poi questi sono tutti nomi che non ho mai nemmeno sentito!»
Voltò la pagina e tornò a scorrere le righe finché qualcosa attirò la sua attenzione. Un nome già sentito. «Aspetta, aspetta… Throntson? Throntson è la contea vicina!»
Si piegò in avanti per leggere meglio e… sì, era proprio Throntson. Li conosceva, venivano in visita ogni tanto. Il fratello del conte, soprattutto. Una volta ci aveva pure parlato, anni prima. Lui le aveva mandato un sorriso che odorava di falso e le aveva detto che aveva un nipote della sua stessa età. Come se il fatto di avere la stessa età potesse renderli amici. Se il nipote era come lo zio, l’olfatto lupesco di Rune non l’avrebbe sopportato per più di qualche minuto.
Ma il libro non parlava di Scemus… no… Seamus Throntson. Quell’uomo era vecchio, ma non così vecchio. Il libro parlava di… Che avevano combinato in quella famiglia di matti?
«Hai capito, questi Throntson!» sghignazzò. «Hanno causato metà delle guerre degli ultimi secoli, e nell’altra metà erano comunque coinvolti in qualche modo!»
Voltò la pagina e sollevò un sopracciglio. Un grosso “2” campeggiava, sulla parte superiore. Aveva già finito il capitolo? Beh, meglio così!
Quante pagine aveva letto? Il numero in fondo al foglio diceva diciannove.
«Il vecchio ha detto venti pagine», sospirò, «Me ne manca ancora solo una.»
Solo una, la prima di un nuovo capitolo. Annuì a se stessa e riprese la lettura.
«Le due regine», disse ad alta voce.
Si soffermò per qualche istante sul titolo, poi chiuse il libro e si alzò.
“Lo leggerò domani mattina”, pensò, “oppure anche no. Dai, il tutore ha detto una ventina di pagine, sicuramente intendeva solo il primo capitolo!”
Si mise a letto, appoggiò il libro sul comodino, spense la candela e chiuse gli occhi. Doveva riposarsi, se voleva godersi appieno la lezione sugli esplosivi.
Un paio di respiri profondi e i suoi muscoli si rilassarono, la sua mente prese a vagare.

 

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